intrecciare i capelli, a differenza della massaia che cessò di impastare la farina e tutta sudata (era faticoso lavorare la pasta sulla MATTRABANCA fino a renderla liscia e vellutata e morbida ) rese omaggio alla Madonna Addolorata: " benedetta quella pasta,che di venerdì si impasta, maledetta quella fietta che di venerdì si infietta." La processione percorreva le strade del paese accompagnata dai canti funebri e dalle preghiere dei fedeli. Rientrava in chiesa che era già giorno fatto. La gente ritornava alle proprie occupazioni che erano quelle di preparare le cuddure di pane: la pupa con l'uovo alle bambine e i galletti sempre con l'uovo ai maschietti. E la PIGNATA di fagioli per cena quando rientrava LU TATA dal lavoro. Qualche bambina più fortunata che magari aveva la mamma sarta poteva aspettarsi per il giorno dopo, il sabato santo, il vestitino nuovo, il vestito della Pasqua, ma non tutti se lo potevano permettere, specialmente se volevano mangiare un po' di carne il giorno di Pasqua. Non si può avere tutto nella vita, bisogna pur saper rinunciare a qualche cosa e in genere si rinunciava al superfluo:il vestito nuovo. Anche perché per Pasqua ci sarebbero stati a pranzo LU TATA RANNE e la MAMMA RANNE. Verso le undici del sabato passava la TROZZOLA per annunciare che a mezzogiorno sarebbe iniziata la messa: le campane erano in lutto. Allora tutti si preparavano- i bambini con o senza vestito nuovo, ma certamente vestiti a festa, lindi e lucidati e pettinati e sicuramente con le cuddure, pupe, galletti e a volte anche cestini ,le donne con LU MACCALURU e le SIGNURE, le nobildonne ,con il velo in testa ( il velo era una cosa preziosa poteva perfino essere un regalo di nozze)-a recarsi a messa. In chiesa i posti per gli uomini e i posti per le donne erano separati, gli uomini si fermavano vicino all'altare e le donne più lontano verso la porta di entrata principale. Neppure marito e moglie sedevano insieme. Nell'attimo in cui si spalancava il portone ed entrava la Madonna, stavolta vestita di rosso, anche il panno nero che nascondeva l'altare cadeva, lasciando apparire il Cristo Risorto e le campane tornavano a suonare a festa. In quel momento si scatenava il putiferio, tutti i fedeli facevano un gran baccano, i giovani portavano da casa pietre, martelli , trozzole e tutto ciò che poteva servire per fare rumore battendo sui banchi perché con il rumore si scacciavano gli spiriti maligni. Anche chi non era andato in chiesa, quando sentiva le campane che annunciavano la resurrezione del Cristo, cominciava a battere forte sul tavolo, sul comò: era importante fare più baccano possibile per spaventare gli spiriti maligni e costringerli alla fuga. Poi il prete benediva i fedeli e in quel momento tutti i bambini levavano le loro cuddure per la benedizione. I più piccoli venivano presi in braccio per essere visibili e quindi essere toccati dall'acqua santa. Lo spazio era colmo di pupe, galletti, e panareddi con il loro uovo nascosto dentro. L'ARIA ERA PIENA DI BAMBINI! E così si tornava a casa nella luce splendente della primavera, con la gioia nell'animo e la fame nello stomaco: a casa ad aspettarli c'era la pignatedda di piselli o di fagioli e un po' di verdura. Ma domani sarebbe stata Pasqua e un po' di carne se la sarebbero permessa tutti.
Claudia De Blasi






























