nocche dei piedi nudi. Serpeggiavano i bagliori dell'estate sminuzzati e addormentati sulle piccole dita del vento, che per errore cadevano come le mani di un pianista sui rametti singoli e secchi degli alberi nel piccolo giardino prospiciente le scuole elementari e medie. E quando in alto è salito, quel canto ha confuso le parole e in un attimo ho ritrovato sulle palme delle mani decine di fogli con i versi dei bambini. Poesie straordinarie, pregne di musicalità ontologica, miracolose tenendo conto della loro giovane età: “L’universo è un box / che contiene tutti i pianeti”, “Girotondo di Pace”, “Primavera”, “A Kandinsky”.
E tra i versi immortali di Dante, che ha recitato un ragazzo delle medie, le anafore di cui mi ha chiesto poi, ho osservato un grande amore per la poesia, amore che avevo già visto aleggiare nelle varie manifestazioni e serate che organizzo. Diceva Pessoa: “Le persone sono come vetrate colorate: brillano e scintillano quando fuori c’è il sole, ma al calar delle tenebre viene rivelata la loro vera bellezza solo se è accesa una luce dall’interno”. Quella luce è stata il viaggio più entusiasmante, brillava negli occhi delle docenti, rifulgeva in quelli degli alunni, si espandeva con grandezza propria tra le file dei banchi allineati custodendo sogni, segreti e desideri. Poi una domanda: «Come mai ha scelto di scrivere?».
«Pensavo di voler conquistare il mondo, ma ho capito solo oggi che è stato il mondo a conquistare me.»
Negli occhi nocciola di una fanciulla tutte le mie risposte, quelle che cercavo da sempre; e guardando distrattamente l’ultima ora, lontano, tra i fiori recisi e trafugati alla primavera ho trovato il mio miracolo.
Lara Savoia






























