In autunno
D'un vecchio mi ricordo,
arso da un sole di terrazza,
d'indurita pelle d'ocra.
Zitto e stanco crocifisso,
condannato pigramente ad una sedia,
coi piedi s'aggrappava
come la cimice attardata,
ad invocar perdono
alle gelate falci
gli sterminati acri
dal Dio d'assenze comandati.
E con gli ammutinati gomiti
I più bugiardi testimoni
come oziosi osti
d'un tavolo vischioso,
vino indelicato si versava
questo vecchio
ai rintocchi senza fine
d'un orologio malmenato.
E quel fidato cane,
come un' ombra ricucita
e il suo cuor di cacciatore
con la ventosa
d'una remora di tristezza più affamata
appresso al vecchio se ne stava,
malinconico e acquattato
in autunno
caduche foglie rimiravano,
splendidi cigni in stagni d'ansia
ad aspettar il colpo sordo,
d'un solo cuore ormai stremato.
Federico Divari, In autunno °TUTTI I DIRITTI RISERVATI
Federico Divari è nato nel 1986 a Montichiari, Brescia. La sua vita è indice di molteplici interessi: poesia, musica, disegno. Questi versi rivelano una realtà profonda e misteriosa dove le parole si compongono in poesia.
Vive attualmente ad Asola.






























