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Sabato 04 Giugno 2011 09:56

Luise Labé, Lettera a Clémence De Bourges

Scritto da Lara Savoia
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Poiché finalmente, madamigella, le severe leggi degli uomini non impediscono più alle donne di applicarsi alle scienze e discipline degli studi, mi sembra che quelle fra noi che ne hanno l'agio, devono impiegare tale onesta libertà, tanto già desiderata dal nostro sesso, nello sforzo di apprenderle; e mostrare agli uomini l'ingiustizia che ci facevano, privandoci del bene e dell'onore che ce ne poteva venire. E se qualcuna si perfeziona al punto, da potere mettere per iscritto i propri pensieri, lo faccia con cura, e non disdegni la gloria, adornandosene invece, meglio che di collane, anelli e abiti sontuosi; i quali non possiamo davvero considerarli nostri, se non perché li adoperiamo. Ma l'onore che la scienza ci procurerà, sarà nostro del tutto; e non potrà esserci tolto né per astuzia di ladri, né per forza di nemici, né per lunghezza di tempo. Se io fossi stata tanto favorita dal Cielo, da avere la mente grande abbastanza da comprendere tutto ciò di cui ha avuto desiderio, servirei a questo proposito più di esempio che di ammonimento. Ma parte della mia gioventù l'ho trascorsa nell' esercizio della Musica, e ciò che mi è rimasto di tempo, l'ho trovato corto, a causa della grossolanità della mia intelligenza; e non potendo soddisfare io stessa al buon volere che mi muove verso il nostro sesso, di vederlo, non soltanto in bellezza, ma altresì in scienza e valore sorpassare o pareggiare gli uomini; altro non posso che pregare le Dame d'ingegno di sollevare la mente un po' più in su dei loro fusi e conocchie, adoprandosi a far capire alla gente che se noi non siamo fatte per comandare, non perciò dobbiamo essere sdegnate a compagne nelle faccende sia private sia pubbliche, da coloro che governano e si fanno obbedire. Oltre la stima che il nostro sesso ne riceverà, al pubblico noi avremo reso il servigio, che gli uomini metteranno maggiore impegno e studio nelle scienze dotte, per paura di non aver la vergogna di vedere andare innanzi quelle, a cui sempre han preteso loro di essere superiori quasi in tutto. Perciò, noi dobbiamo incoraggiarci l'una con l'altra a così lodevole impresa; né da essa dovete voi allontanare o risparmiare la vostra mente, già accompagnata da molte diverse grazie, né la vostra gioventù e gli altri favori della fortuna, per acquistare l' onore che le lettere e scienze sogliono procurare a coloro che si fanno a seguirle. Se alcunché di raccomandabile esiste dopo la gloria e l'onore, il piacere che lo studio delle lettere è solito dare deve spingere a codesto studio ciascuna di noi; ben diverso dalle altre ricreazioni, di cui, quando uno ne ha preso ciò che vuole, altro vanto non si può dare, che i aver passato il tempo. Ma quella dello studio lascia una contentezza di sé, che rimane più a lungo. Perché il passato ci rallegra e ci serve, più del presente; se nonché i piaceri dei sentimenti si perdono subito e non ritornano più, e talvolta il loro ricordo è tanto penoso, quanto gli atti sono pieni di gioia. A maggior ragione, gli altri piaceri son tali, che qualsiasi ricordo ce ne venga non può comunque rimetterci nella disposizione, nella quale eravamo; e per forte che sia l'immagine che ce ne imprimiamo nel capo, sappiamo bene che è solo un' ombra del passato, che ci illude e ci inganna. Ma quando mettiamo per iscritto i nostri pensieri, benché poi il nostro cervello corra per un'infinità di faccende e senza tregua si muova, avviene tuttavia che lungo tempo appresso, riprendendo in mano i nostri scritti, noi torniamo al medesimo punto e nella medesima disposizione, nella quale eravamo. Allora ci si raddoppia la soddisfazione; perché l'antico piacere che abbiamo avuto, lo ritroviamo o nella materia di cui scrivevamo, o nel capire le scienze a cui allora ci eravamo dedicate. E oltre a ciò, il giudizio che i nostri secondi pensieri fanno dei primi, dà una singolare contentezza. Questi due beni che derivano dallo scrivere , l' onore e il piacere, vi ci devono incoraggiare, sicura come dovete essere che il primo non mancherà di accompagnare i vostri scritti, come fa di tutti i vostri atti e modi di vivere. Il secondo starà in voi di prenderlo o no, nella misura che ciò di cui scrivete vi avrà contentata. Quanto a me, sia scrivendo primamente queste cose giovanili, sia rivedendole poi, non vi cercavo altra cosa, che un onesto passatempo e pretesto di fuggire l' ozio; e non avevo davvero intenzione che mai altri all' infuori di me le dovesse vedere. Ma dal momento che qualcuno dei miei amici han trovato modo di leggerle, senza che io nemmeno lo sapessi, e che (così come agevolmente diamo fede a coloro che ci lodano) mi hanno persuasa a credere che dovevo metterle in luce; io non ho avuto coraggio di dire di no, minacciandoli tuttavia di far bere a loro metà della vergogna che sarà per venirne. E poiché le donne in pubblico non si mostrano volentieri da sole, vi ho scelta a servirmi da guida, dedicando a voi questa piccola opera; la quale vi invio al solo fine di farvi certa del bon volere che da lungo tempo vo porto, e per incoraggiarvi e farvi venire voglia, vedendo questa mia opera rozza e mal costruita, di metterne voi in luce un'altra, che sia limata un po' meglio e di grazia maggiore.
 
Dio vi conservi in salute.
La vostra umile amica 
 
Louise Labé
 
Lione, 24 luglio 1555

 

Con questa lettera Luoise Labé invia le sue tre elegie e i suoi 23 sonetti a Clémence De Bourges. 

 

 

 

 

 

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