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Sabato 12 Febbraio 2011 15:23

Rainer Maria Rilke, Seconda Elegia

Scritto da Lara Savoia
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(...) Gli amanti potrebbero, se sapessero come, nell'aria della notte

dire meraviglie. Perché pare che tutto

ci voglia nascondere. Vedi, gli alberi sono, le case

che abitiamo reggono. Noi soli

passiamo via da tutto, aria che si cambia.

E tutto cospira a tacere di noi, un po' come si tace

un'onta, forse, un po' come si tace una speranza ineffabile.

 

Amanti, a voi placati l'uno nell'altro,

io domando di noi. Voi vi avvincete. Ne siete sicuri?

Guardate, mi accade che le mani mie s'accorgano

una dell'altra, o che il mio volto

consunto in esse riposi. E' un po' di

sensazione. Ma per questo soltanto chi oserebbe già essere?

Ma voi che nell'estasi dell'altro

crescete, finch'esso, vinto,

vi supplica: non più -, voi che sotto le carezze

vi diventate più prosperi, come annate di grappoli;

voi che se venite meno talvolta, è solo perché l'altro

prevale del tutto: io vi domando di noi. Lo so,

vi toccate beati così, perché la carezza trattiene,

perché non svanisce quel punto che, teneri,

coprite; perché in quel tocco avvertite

il permanere puro. E l'abbraccio, per voi, è una promessa

quasi l'eternità. Eppure, dopo lo sgomento

dei primi sguardi, e lo struggersi alla finestra

e la prima passeggiata fianco a fianco, una volta per il giardino,

amanti, siete amanti ancora? quando vi sollevate

per porvi alla bocca l'un l'altro - : bevanda a bevanda

o come stranamente bevendo sfuggite a quel bere.

 

Non vi stupì sulle attiche stele, la discrezione

del gesto umano? E come posa lieve

sulle spalle Amore e Addio, come se fosse

d'altro che da noi? Rammentate le mani,

come posano senza peso, e sì che nei torsi c'è vigore.

Questi maestri della misura sapevano: noi arriviamo fin qui,

questo è nostro, di toccarci così, più forte

ci gravano gli Dei. Ma è cosa degli Dei.

 

Lo trovassimo anche noi un umano

puro, contenuto, ristretto, una striscia nostra di terra feconda

tra fiume e roccia. Perché il nostro cuore ci trascende

ancora, come il loro trascendeva loro. Ma non possiamo più

perseguirlo in immagini dov'esso si plachi, né

in corpi divini dove , più grande, si moderi.

 

Rainer Maria Rilke, Elegie Duinesi (Giulio Einaudi Editore) - Traduzione di Enrico e Igea De Portu

 

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