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Martedì 23 Novembre 2010 22:38

il segreto di Carmen " Tradizione e innovazione "

Scritto da Francesco Greco
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La cartapestaia adorata dai turisti all’ombra di Santa Croce

LECCE – Una treccia di pomodori d’inverno rigorosamente giallorossi, un malizioso Papa Cajàzzu (prete libertino e massone del ‘600 famoso per la passione per le badanti in carne: si prendeva cura delle anime, e anche dei corpi), San Pio, una ballerina di pizzica rapita nel vortice della danza dionisiaca. Oltre ai bellissimi pupi del presepe di tradizione napoletana. Sono solo alcune delle opzioni nella bottega d’arte della cartapestaia leccese (ma è nata a Trepuzzi, hinterland a nord del capoluogo) Carmen Rampino.  Già la location in cui la aprì nell’ormai lontano 1996 è di per sè affascinante e suggestiva: all’ombra severa del sontuoso barocco della Basilica di Santa Croce, nel cuore antico della...

 Lecce decima meraviglia del mondo. Carmen è una bella donna mediterranea e vive circondata dalla bellezza e dal silenzio. Ecco una zucca di Halloween, un crocefisso ricavato da un foglio di carta e colla, un cammello che sembra vivo. Composizioni floreali coloratissime, mezzelune incantate, tristi pierrot .

 

   Ha iniziato il suo percorso frequentando il liceo artistico, poi l’Accademia di Belle Arti. Ma i segreti di un’arte antica che è anche l’icona di Lecce nel mondo li ha appresi nelle botteghe di tradizione che segnano il centro storico di Lupiae da secoli. Maestri ormai quasi tutti scomparsi, veri e propri “guru” (pensiamo a Malecore) ma vivi nella storia e nella memoria della città del poeta Ennio e Tito Schipa. “Il mio segreto? – chiede Carmen – coniugare la forza della tradizione a una ricerca e uno studio continuo, in rapporto con i tempi”.

   Tenendo sempre ben presente questo assunto, ogni opera di Carmen Rampino è un pezzo unico, che contiene il suo stile ed esprime la sua sensibilità. Ecco le mani lievi che lavorano l’argilla dando vita a faccini paffuti di bambine bionde, le rughe di visi di uomini che hanno vissuto tanto, le ampie gonne delle dame del passato di cui s’avverte quasi il fruscio mentre ballano. Un foglio di carta, colla e fantasia. Un’anima di paglia, un filo di ferro e in un attimo ecco il pastore del presepe, un rude guerriero messapico, un folletto impertinente. Tutto prende forma mentre Carmen, sotto l’occhio dei turisti, dà anima alla sua “creatura”, acconcia un tessuto raffinato attorno al corpo di una contessa o uno straccio addosso a un mendicante.

   In bottega, affinchè questa arte antica ma sempre nuova continui nel tempo, i nipoti: Mattia, Margot e Federica, che a loro volta già lavorano a idee tutte loro sotto l’occhio attento di Carmen. I turisti intanto si portano a casa, in Germania, Francia, Belgio, Russia un pezzo di anima di Lecce e del Sud che combatte la crisi a mani mude, impastando terracotta e colorando i petali di un enorme girasole. Dicono che il giallo è il colore della follia. Sarà. A Sud è anche quello della caparbietà, della voglia di farcela, è il caso di dire, con le proprie mani.  

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