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Martedì 24 Gennaio 2012 19:33

L’Italia non è uno Stato di diritto.

Scritto da Alessandro Spanu
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Ne sono fermamente convinto e non ho bisogno di fare dei voli pindarici per dimostrarlo. Parlano i fatti e i fatti sono sotto gli occhi di tutti. Partiamo dal Governo Monti, un governo che a me non piace, sia per quello che sta facendo, sia perché è la classica espressione di un sistema che premia la finanza creativa e fa arretrare i diritti e i redditi di chi lavora. Non mi piace Monti ma accetto democraticamente la regola che fonda la legittimazione di chi governa sul consenso del Parlamento. Orbene, questo Governo ha ricevuto l'incarico dal Presidente della Repubblica e successivamente ha ricevuto un'ampia fiducia dalla Camera e dal Senato...

Ciò premesso, piaccia o non piaccia Monti, i suoi provvedimenti, fino a quando avrà la fiducia del Parlamento, sono legge e vanno rispettati.

Le medicine proposte sono amare, molto amare, e stanno colpendo lavoratori dipendenti e pensionati, in primis.

Per ora, però, al di là di mugugni e proteste urbane da parte dei milioni di tartassati, non ho visto altro di preoccupante né di allarmante.

Forse che tantissimi italiani si sono resi conto che siamo all'ultima spiaggia e, quindi, occorre morsicare nell'aglio e dire che è dolce?

E' probabile ma non ne sono certo.

Le dolenti note vengono da settori colpiti anch'essi dai provvedimenti governativi e riguardano i tassisti, gli autotrasportatori, le farmacie, gli avvocati, i distributori di carburante, ecc., ovvero, un gruppo eterogeneo di persone accomunate dalla protesta contro le liberalizzazioni e contro il governo.

Tutti hanno diritto di protestare e tutti hanno a disposizione lo strumento sovrano della protesta: lo sciopero.

Lo sciopero, però, è un diritto sacrosanto fino a quando non sconfina nella lesione di altri diritti costituzionalmente protetti.

E già qui muovo le prime forti censure alle proteste dilaganti delle categorie or ora citate.

Ma lo Stato di diritto crolla definitivamente quando le proteste, come nel caso dei tassisti e dei tir degli autotrasportatori, vanno oltre ogni limite, violano i diritti di ben più numerosi cittadini e, soprattutto, sconfinano nella violazione di norme del Codice Penale.

I blocchi stradali, come i blocchi ferroviari, sono reati perché previsti e puniti dal Codice penale.

Cosa stiamo assistendo? Stiamo vedendo macroscopici reati senza che le Forze dell'Ordine, Polizia e Carabinieri, facciano qualcosa.

Se il singolo si mette su una rotonda e blocca il traffico, arriva la Polizia, lo sanziona, lo multa, lo denuncia all'Autorità Giudiziaria e, infine, fa rimuovere il mezzo a spese dell'interessato.

Perché non si identificano coloro che fanno i blocchi stradali?

Perché non si passano in rassegna, uno ad uno, sanzionandoli?

Perché, dove averli identificati e invitati a togliere il blocco, non li sanzionano e poi denunciano all'Autorità Giudiziaria?

Niente di tutto ciò e, come scriveva 400 anni fa uno che la sapeva lunga sul governo dello Stato, AVERE UNA NORMA E NON FARLA RISPETTARE EQUIVALE AD AUTORIZZARE LA COSA CHE SI VUOLE PROIBIRE.

Io non pretendo lo Stato di Polizia, pretendo comprensione e tolleranza ma non accetto di vedere i blocchi stradali, presidiati dalla Polizia, con disagi e problemi per migliaia di cittadini, con le Autorità che vedono, sanno e non provvedono.

Quando lo Stato dà, come in questo caso, ma in tantissimi altri casi, simili prove di tolleranza e debolezza, dimostrando di essere forte con i deboli e debole con i forti, si inocula nel tessuto sociale il germe virale della disobbedienza e del "tutto è lecito", anche il reato che lo Stato dovrebbe perseguire.

Così è e da tanto tempo, oggi ancora più di ieri, stiamo assistendo alla morte definitiva dei valori fondanti dello Stato di diritto.

Per concludere, in uno Stato di democrazia parlamentare, io riconosco solo un modo per contrastare Monti, il suo Governo e i suoi provvedimenti: farlo cadere in Parlamento revocandogli la fiducia.

Questo è il mezzo legale e giusto, a tutela del diritto e di tutti i cittadini di ogni fede politica.

Con la sfiducia, Monti e i tecnici se ne andranno a casa, torneranno a fare egregiamente un altro lavoro, e tutto andrà come dovrà andare, col rischio di scoprire – tardi e forse amaramente – che si stava meglio quando si credeva di star peggio.

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