E allora, concedimi due righe per chiederti di non arrenderti dinanzi a questa (ennesima) polemica che presta troppo facilmente il fianco alle strumentalizzazioni, ma anzi di continuare con la tua solita e indiscussa capacità di interpretare al meglio il cambiamento, l’evoluzione culturale della nostra società, che investe soprattutto i giovani, ma che ha riguardato anche i partiti, se è vero, come è vero e come hai sempre sostenuto tu, che non esistono più le categorie del ‘900, e con esse dunque nemmeno le “liturgie” e le formule espressive.
A meno che, allo sguardo vigile sulle emergenze dell’oggi, non si preferisca l’abbandono ad nostalgia terminologica per il passato. Che senso ha, mi chiedo, dividersi oggi su un vocabolo che non è più la patente di una appartenenza e che resta indifferente ad un ampio intervallo generazionale?
Anch'io oggi mi sento un tuo “compagno”, di viaggio e non solo, ma anche di tutti gli altri colleghi che con noi condividono la esperienza di governo di una istituzione che si confronta con contesti, problemi e sfide sempre nuove. E sono tuo amico, come tu lo sei con me, anche nella interpretazione di un ruolo che non può essere a favore di una sola parte, quella che ci ha sostenuto in campagna elettorale, ma di tutta la comunità pugliese.
È esattamente questa visione che ti ha consentito di essere eletto Presidente per due volte consecutive in una regione storicamente ascritta ad altre "appartenenze" e che fa guardare a te come ad un leader nazionale, prezioso alla causa di un Paese che vive uno dei momenti più duri e difficili della sua storia.
Allora, questa stessa visione deve continuare a condurci verso una appartenenza più ampia, che guardi ai nuovi valori, che sia interprete dei cambiamenti e delle emergenze vere e delle sfide nuove della nostra epoca, e che sarebbe troppo riduttivo racchiuderla in una (sola) categoria. O, peggio, in un solo vocabolo.
Dario Stefàno
Assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia






























