D: so che sei una ragazza molto impegnata e so anche in quale settore. Ne vuoi parlare?
R:si, sono impegnata nell'atletica leggera da quando avevo 13-14 anni
D: scuola media, quindi!
R:esatto. Alla fine della scuola media ho partecipato ai giochi della gioventù. Prima le fasi provinciali, poi le regionali. Sono arrivata alle fasi nazionali quasi per gioco, ed ho iniziato a cercare una società: da noi purtroppo non ci sono molte strutture.
D:prima di questa esperienza che rapporto avevi con lo sport?
R: prima di questa esperienza non avevo fatto nulla in questo campo. Però ero appassionatissima di atletica. Seguivo le olimpiadi: è una passione nata con me. Per cui, appena ho sentito dire che a scuola si facevano i giochi della gioventù, ho subito aderito. Sono arrivata come dicevo alle fasi nazionali, ho cercato poi una società e l'ho trovata a Taviano. Ho iniziato ad allenarmi lì e continuo ancora oggi a farlo. E' un'esperienza straordinaria.
D: che suppongo ti ha regalato delle soddisfazioni!
R:è vero, piano piano sono arrivati i primi successi: due convocazioni nazionali,due triangolari europei, vicecampionessa italiana , record regionale. Ho gareggiato in varie regioni dell'Italia.
D: si sa poco di questi tuoi successi, come mai, come te lo spieghi ?
R:sì, si sa poco, perché l'atletica è uno sport che non ha una grande .vetrina ... parlo a livello nazionale non solo qui. Se stessi agli stessi livelli nel calcio sarebbe molto diverso , perché il calcio è molto più seguito.
D:ti alleni continuamente?
R:sì, tra molte difficoltà dovute al fatto che devo andare a Taviano per cui sono legata ai ritmi di lavoro di mio padre . Torno da scuola alle due e dieci,alle due e mezza sono già in macchina per Taviano. Mi alleno per due ore : dalle tre alle cinque e poi, mentre aspetto che mio padre finisca il suo lavoro, studio in macchina. Fino alle sette. Mio padre lavora a Melissano e quando lascia di lavorare, alle sette ce ne torniamo a casa. Sto in macchina perché quando studio devo parlare ad alta voce e nel suo ufficio darei fastidio. Il fatto è che ci tengo moltissimo allo studio,alla scuola che per me è importantissima. Sto frequentando il quinto anno di liceo scientifico a Tricase e quindi mettere insieme le due cose non è facile.
D:a che cosa hai dovuto rinunciare?
R: ho dovuto rinunciare a una vita di divertimenti ed ad una vita sociale che magari può avere un'altra mia coetanea... Se il sabato sera le mie amiche uscivano fino a tardi ed io il giorno dopo gareggiavo, restavo a casa.
D:quanto ti costa questa rinuncia?
R:non mi costa niente perché la mia passione è fortissima e quindi i sacrifici li faccio con serenità, non mi pesano per niente. Per esempio nei bei pomeriggi, se le mie amiche vanno a prendersi un gelato, io sono al campo ad allenarmi. Questo ha comportato poi il fatto che la gente piano piano si è allontanata un poco. L'amica ti chiama oggi, ti chiama domani e poi non ti chiama più.
D:quindi hai dovuto rinunciare a molte amicizie?
R:sì
D: questo impegno cosa ti da' dentro? Cosa dà' alla tua personalità?
R:una grande, immensa soddisfazione, una soddisfazione assurda non tanto per la vittoria in sé, per il risultato, per la medaglia che sono secondari. Ma è il percorso psicologico che conta: riuscire a controllarti, a padroneggiare le tensione prima di una gara,ad essere responsabile perché lì, sulla pedana sei tu e basta, e hai tutte le responsabilità addosso,a lavorare duramente, a non fermarti alle prime difficoltà. C'è un percorso umano che è fortissimo, per esempio nei raduni in cui si è con tante altre persone: magari ti trovi in stanza con la ragazza che il giorno dopo affronterai nella pista . Ciò ti insegna a vivere l'agonismo in maniera positiva: sei amica un minuto prima e un minuto dopo ti sfidi. Poi dopo vai, l'abbracci, le fai i complimenti a prescindere dai risultati. Quindi c'è anche questa sfera umana che è bellissima nello sforzo, se lo vivi in maniera positiva.
D:ti senti superiore alle tue amiche per quello che fai?
R:io mi sento fortunata per aver avuto già da piccolina la forza dell'impegno. Ora che ho 19 anni per me è facile riconoscere le priorità nella vita, ma a 13 non lo era e quindi sono orgogliosa di me per aver scelto di rinunciare ad andare in discoteca per sudare e faticare al campo, perché poi i risultati sono stati tantissimi e mi hanno dato molta gratificazione. Io credo che la dignità che ti dà il lavoro non te la dà un colpo di fortuna o il mostrare la tua bellezza. Anzi, credo che il successo facile porti un po' la fine del desiderio che deve maturare nel tempo. Il desiderio si nutre delle fatiche, della passione.
D:e questo ti da gioia?
R:tantissima! Tante persone fanno una vita abbastanza improduttiva nel senso che si fermano alla scuola e non fanno bene neanche quello. Io mi chiedo che cosa rimane della giornata quando vanno a letto. Io cerco di avere delle giornate intense che mi portino ad addormentarmi serena e soddisfatta pensando a quello che ho fatto. Adesso ho cominciato a fare teatro e mi piace tantissimo.
D: con la scuola come te la sei cavata?
R:me la sono cavata bene, nel senso che i voti sono molto alti. Con tantissimo sacrificio, la domenica, o durante la ricreazione o il cambio d'ora recuperavo lo studio perso durante le ora di allenamento. Ho scritto anche un .libro....
D:come ti è venuto in mente di scrivere un libro?
R:praticamente l'idea me l'ha data una mia insegnante con la quale ho avuto un rapporto bellissimo l'anno scorso: era l'insegnante di lettere. Un giorno scrissi un tema ed uscendo un po' fuori traccia, invece di fare un testo argomentativo ho descritto la giornata finale di una donna. Lei apprezzò molto. Il tema era una riflessione relativa alla. storia di una donna che per opporsi e manifestare contro i tagli di lavoro, si sottraeva del sangue quotidianamente: finchè poi è morta. La riflessione era relativa alla situazione economica, alla crisi, io invece descrissi, connotandolo, l'ultimo giorno di vita di questa donna, inventando una famiglia , un vissuto. La professoressa lo definì un romanzo ed io presi lo spunto da lì : l'idea poi è maturata piano piano. Ci ho lavorato un anno, però su un'altra storia che non c'entra nulla con quella del tema. Insomma la sua valutazione fu come una lampadina che ha illuminato la mia mente. Io ho sempre scritto, però ciò che lei mi aveva detto mi ha fatto pensare che forse avrei potuto realizzare qualcosa. Quindi ho iniziato a lavorarci un po' più seriamente . In estate ,a scuola finita, ho cominciato a dedicarmi a questo mio romanzo che mi è balzato in testa così da un giorno all'altro. Avevo lo scheletro, dovevo aggiungere le descrizioni.
D:so che hai vinto qualcosa?
R:sì, mia zia, con cui avevo parlato di questo progetto, mi suggerì di partecipare ad un bando che aveva visto in televisione, Ho inviato il manoscritto ad una casa editrice di Roma, il gruppo Albatros e mi è arrivata la proposta editoriale che adesso sto prendendo in esame. Comunque sto proponendo il mio romanzo anche ad altre case editrici. Mia madre lo ha letto : è rimasta molto felice. E' un romanzo abbastanza psicologico: parte con un unico personaggio, poi se ne incontra un secondo e le due vite si sviluppano parallelamente fino ad incontrarsi. Le dinamiche psicologiche di questi personaggi cambiano moltissimo all'interno del romanzo, sono personaggi veri, ho cercato di renderli realistici , anche perché sono personaggi che hanno moltissimi dei miei pensieri, moltissime delle mie riflessioni, trasportate all'interno delle trame,ci sono, anche se un po' velati, moltissimi eventi della mia vita non esplicitamente autobiografici. Il romanzo finisce in maniera un po' agrodolce che ha commosso mia madre anche perché lei poi è stata quella che ha potuto riconoscere tutti i rimandi che erano della nostra vita, lei li ha colti tutti vivendomi accanto, e quindi è rimasta contenta.
D: bellissimo , bellissimo tutto e bellissima tu prima di tutto e non solo fisicamente . Che ti hanno detto gli amici?
R: sono rimasti tutti molto felici. Io ho voluto dare la notizia in classe: sono rimasti molto colpiti anche perché io non ne avevo parlato.
D:ti senti ammirata dai tuoi compagni?
R:sì, mi sento ammirata e anche sostenuta.
D:non invidiata?
R:spero di no,
D:ci hai messo tanto impegno, tanto lavoro, nessuno può invidiarti per questo. Ti sei guadagnato ogni piccolo traguardo, nessuno te lo ha regalato. Quindi perché invidiarti?!
R: sì, è solo questione di forza di volontà, il segreto sta nell'avere voglia di fare qualcosa, di impegnarsi, di dedicarsi a qualcosa, di non sciupare il proprio tempo. Ma non tutti amano farlo,preferiscono cullarsi su delle inutilità.
D: Quindi ti ha dato molto anche questo fatto.
R:sì, sicuramente.
D: a livello di personalità ,di sforzo, di percezione di te stessa?
R:sì, certo, e comunque è l'educazione che mi hanno dato i miei genitori: lavorare per ottenere qualcosa è sempre stato un criterio condiviso da tutti in famiglia, conta molto anche la famiglia, il contesto in cui vivi.
D:i tuoi programmi per il futuro?
R: la maturità,prima di tutto, poi l'università. Io vorrei prendere Lettere anche se è un campo con poche prospettive lavorative. Ma è quello che mi piace fare. Poi vorrei continuare sia con l'atletica sia con il teatro.
D: e il teatro in quale momento lo inserisci tra tutti questi impegni?
R:al teatro mi dedico la sera tardi. Faccio parte sia alla compagnia di Salve legata a Gioia di Vivere sia ad un'altra ad Acquarica . Siamo andati in scena l'anno scorso in tre atti unici di Pirandello, Quest'anno andrò in scena il 3 giugno con Salve e il 7 e con Acquarica. A Salve stiamo preparando di nuovo tre atti unici di Campanile. ed invece ad Acquarica una tragedia: due mondi completamente diversi.
D:impegni filantropici?
R:purtroppo ancora no, anche se mi piacerebbe moltissimo. Io avevo pensato di tagliarmi un po' di tempo questa estate per fare una missione, avendo la fortuna di avere contatti tramite la zia Piera ...e infatti lei mi ha parlato di un ospedale a Torino un centro per persone con deficit fisici o comunque mentali e quindi spero di poter fare anche questo ad agosto prima dell'università. Mi sarebbe piaciuto fare un'esperienza che fosse radicale, per esempio in Africa: credo che queste esperienze ti diano tantissimo. Esperienze che non puoi avere qui perché devi tagliare con questo mondo per viverle in maniera intensa. Purtroppo non sono riuscita a trovare qualcosa. La zia mi ha detto che per questioni politiche si incontrano molte difficoltà: non stanno accettando più associazioni missionarie. E ad un viaggio con scopi turistici non sono affatto interessata. Vedremo.
No, non siamo tutte veline, per fortuna. Ognuno realizza lo stile di vita che ritiene opportuno, ognuno ha il diritto di essere velina, sinonimo di persona che sceglie la strada più breve,più comoda,costruita sull'immagine, più economica e forse più produttiva. Ma il percorso è quello che ci fa essere, il traguardo è quello che ci fa apparire. Ciò che fa bravo e competente un professionista non è il diploma di laurea che esibisce in cornice, ma gli studi che ha fatto per arrivare a quell'obiettivo.
Claudia De blasi






























